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Giuseppe Continenza conquista gli States
Testo di Daniel Nazzari
Foto di Alessandro Palestini |
Comincerei a dire che il classico e famoso detto, la musica è lo
specchio dell’anima è di certo confermato positivamente ed in modo
palese quando si ascolta la musica di Giuseppe Continenza, un virtuoso
della sei corde che oltre ad essere dotato di una conoscenza
intelligente dello strumento e anche dotato di qualità non sempre
comuni: musicalità e sensibilità. Nei suoi soli traspare uno spiccato
senso della melodia ed una tecnica invidiabile oltre alla ricercatezza
ed alla sofisticazione armonica.
Chitarrista d’origine torinese, Continenza è il vero e proprio
ambasciatore della chitarra jazz italiana nel mondo, grazie anche alle
sue produzioni discografiche e collaborazioni con musicisti del calibro
di Joe Diorio, Bireli Lagrene, Jack Wilkins, Jimmy Bruno, Gene
Bertoncini, Howard Alden, Gary Willis, Dominique Di Piazza e moltissimi
altri ancora ed ed anche grazie al celebre endorsement delle
Benedetto/Fender Guitars .
Dei Benedetto Players fanno parte chitarristi del calibro di Kenny
Burrell, Johnny Smith, Bucky Pizzarelli, Jack Wilkins, Howard Alden,
Jimmy Bruno e Martin Taylor.
Infatti, insieme al chitarrista scozzese Martin Taylor (che di recente è
stato fregiato del titolo di baronetto, da Sua Maestà la Regina
Elisabetta II) e l’unico endorser europeo di questo prestigiosissimo
marchio di chitarre.
Bob Benedetto, definito dalla critica come il più grande liutaio
vivente, ha costruito appositamente per lui un modello di archtop custom:
la Benedetto “Cremona” Custom.
Tra l’altro ha anche fondato nel 1994 l’European Musicians Institute in
Pescara, una scuola di musica con la quale collaborano musicisti di fama
internazionale e che ha studenti provenienti anche da diversi paesi
europei.
L’anno 2000 segna una svolta determinante per Continenza, difatti una
nota rivista statunitense gli dedica ben tre pagine di intervista, è
inoltre inserito nella prestigiosa enciclopedia americana Jazz Guitarist
e nello stesso anno è in tour con il grande chitarrista Bireli Lagrene.
Nel 2003 è uscito il suo album “Journey” registrato in duo con Vic Juris,
il chitarrista di Dave Liebman, per la prestigiosa etichetta tedesca
Jardis Records. L’album ha ricevuto notevoli consensi da parte della
stampa internazionale.
La collaborazione con Vic Juris continua anche in questo ultimo lavoro
“Seven Steps to Heaven”, il nuovo cd sul quale suonano anche Dominique
Di Piazza (celebre bassista che ha suonato e registrato con John
McLaughlin, Bireli Lagrene, John Scofield, Michel Petrucciani) e Pietro
Iodice alla batteria, registrato per la Wide Sound Records.
Cosa dicono del nuovo album? Basti pensare che tra le note di copertina
figurano George Benson, Hank Garland e Don Mock con pareri molto
positivi.
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Bob Benedetto ci parla della chitarra che ha
costruito per Giuseppe Continenza
Conosco Giuseppe da molti anni ed è da un pezzo che avevo intenzione di
costruire una chitarra appositamente per le sue esigenze e di averlo
come mio endorser.
Lui ha scelto fra i miei modelli la Cremona e per me doveva essere una
chitarra speciale poiché sarebbe andata nelle mani di un grande
chitarrista.
Finalmente dopo, non ricordo esattamente quanto tempo, l’ho finita ed ho
avuto il piacere di consegnarla personalmente a Giuseppe Continenza in
Milano.
Per il corpo della chitarra ho utilizzato il miglior legno stagionato
European Cello, per il fondo e le fasce laterali ho utilizzato acero
figurato sempre ultra stagionato mentre per il top ho utilizzato un
legno d’abete davvero molto speciale.
Per il manico ho usato un pezzo unico d’acero americano figurato.
Per il top ho usato l’ “X” bracing e sia il top che il back sono stati
scolpiti interamente a mani per dare al legno quella caratteristica
acustica tipica delle Benedetto.
La cordiera, la tastiera ed il battipenna sono in ebano solido. Per i
binding ho usato delle finissime righe ed inoltre sia sulla tastiere che
in alcune parti del manico ho fatto intarsi in abalone e madre perla
incluso il nome di Giuseppe intarsiato sulla cordiera.
Il colore dello strumento è di mia invenzione e si chiama Honey Blonde
mentre il pick up è il mio modello Benedetto S6 sospeso.
E’ sempre una gioia costruire chitarre per grandi musicisti. Adesso la
Cremona di Giuseppe è nelle sue mani davvero molto capaci e contribuirà
a fare dell’ottima musica per decadi.
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Parliamo un po’ del tuo passato a che età hai
cominciato a suonare la chitarra?
Ho cominciato quando avevo sette anni. Mio padre era un chitarrista jazz
ed in casa c’erano moltissimi dischi fra cui Wes Montgomery, Kenny
Burrell, Jimmy Raney, Tal Farlow ed altri ancora. Fin da allora rimasi
attratto da questa musica “il Jazz”, oltre ai chitarristi ascoltavo
anche sassofonisti, pianisti, big band; ero molto incuriosito dalla
musica in genere.
Wes è stato per me il più grande maestro, un musicista melodico dotato
di un senso del tempo fantastico altre che di un fraseggio raffinato e
maturo.
Ti sei diplomato al G.I.T. in Hollywood a pieni
voti, mi racconti un po’ come mai hai deciso di studiare negli Stati
Uniti?
La decisione è maturata dopo diversi anni di studi, difatti ho studiato
chitarra classica per quasi sei anni e poi studiavo il jazz da solo,
devo dire con molta difficoltà. L’unico mezzo che avevo erano i dischi e
cercavo di capire i fraseggi e soprattutto come creare determinati
suoni.
Non era facile trovare insegnanti, cosi decisi di partire per la
California, allora al G.I.T. insegnavano ancora Joe Diorio, Don Mock,
Howard Roberts, Ron Escheté, Robben Ford, Scott Henderson, Gary Willis,
Jeff Berlin e tanti altri.
Con la maggior parte di loro strinsi un rapporto d’amicizia e
trascorrevo intere giornate studiando, suonando e cercando di capire.
Joe Diorio e Don Mock sono stati come dei veri “Papà” per me, mi hanno
sempre incoraggiato ed aiutato fin dall’inizio.
Mi spingevano a creare cose mie, a pensare alla mia musica, il solo
suonare con loro quasi ogni giorno era un’esperienza meravigliosa.
Un’altra cosa che mi attirava era la composizione. Difatti spero presto
di realizzare un album con i miei brani originali e tutti gli
arrangiamenti da me scritti.
Tra l’altro fra le note di copertina del tuo
nuovo album figura oltre a George Benson ed Hank Garland anche Don Mock
che ti considerà un po’ il suo prediletto.
Vedi George Benson è sempre stato uno dei miei preferiti ed Hank Garland
è stato praticamente la sua più grande influenza. Hank difatti è uno dei
pochi chitarristi al mondo che è riuscito a suonare con i più grandi, da
Elvis Presley fino a Charlie Parker. E’ un genio della chitarra una vera
leggenda vivente, difatti mi ha raccontato che fra poco uscirà un film
su di lui il cui titolo sarà “Crazy”, fra i produttori figura Steve Vai,
sarà un film che parlerà della sua vita sfortunata, difatti Garland ebbe
un incidente che compromise la sua carriera.
Persino la Gibson gli ha dedicato il famoso modello di nome “Birdland”.
Hank è un chitarrista formidabile che ha dato alla chitarra jazz una
nuova dimensione, fuori d’ogni stereotipo. Nel suo modo di suonare erano
presenti elementi di funky, country, rock, elementi che fondeva
sapientemente nella musica jazz.
Senza di lui non ci sarebbero stati alcuni grandi nomi della chitarra
jazz. Il suo cd “Jazz Wind from a New Direction” è un vero e proprio
cult per i chitarristi jazz.
Ne parlavo di recente anche con Jimmy Bruno, prima di un nostro concerto
ed anche lui mi confermava di quanto grande è la musica di Hank Garland.
Con Don Mock ci conosciamo ormai da moltissimi anni ed è stato per me
sempre un gran punto di riferimento sia dal punto di vista musicale che
da quello umano.
Una persona umile, intelligente e soprattutto un musicista con una
cultura chitarristica e musicale infinita. Grazie a lui che ho
cominciato a studiare gli intervalli composti ed ad inserirli nella mia
musica; Don mi diceva sempre: “Giuseppe hai delle grandi qualità ma devi
solo dimostrarle, avendo una tua personalità e creando un tuo fraseggio
personale”.
Tutto ciò m’incoraggiò notevolmente e mi spinse in direzioni diverse da
quelle che avevo intrapreso, allontanandomi pian piano dai canoni
classici per poi provare a proiettarmi nella pura creatività.
Recentemente ho assistito ad un tuo concerto in
duo con il chitarrista americano Jimmy Bruno (un Concord Jazz Recording
Artist), avete coinvolto il pubblico in un modo fantastico. Oltre al
vostro virtuosismo si notava un gran senso ritmico ed uno spiccato senso
melodico. La cosa che ho notato e che ognuno cercava di completare
l’altro e questo lo ha percepito anche il pubblico. Anche l’interplaying
è stato decisamente interessante.
Grazie. Con Jimmy Bruno è stata un’esperienza molto stimolante. Lui è
fantastico e ci siamo divertiti davvero molto. Sul palco la cosa bella è
che cerchiamo di divertirci facendo musica ma bisogna cercare di non
dimenticarsi che alla fine siamo musicisti oltre ad essere chitarristi e
perciò dobbiamo dare il 100% di noi stessi per fare della buona musica.
Sei il primo chitarrista italiano inserito in
ben due enciclopedie musicali americane ed hai suonato e registrato con
grandi artisti quali Jimmy Bruno, Vic Juris, Bireli Lagrene, Joe Diorio,
Jack Wilkins, Gene Bertoncini, Paul Bollenback, Dominique Di Piazza e
decine di altri ancora. Per un europeo è una cosa al quanto singolare
credo.
Certo non sta a me giudicare il mio operato, quello che mi piace è fare
musica e posso affermare che con ognuno degli artisti con cui ho suonato
ho avuto un’esperienza differente e sempre molto interessante.
Ricordo il mio tour con Bireli Lagrene che è stato davvero una grand’esperienza
ci siamo divertiti tantissimo e quando tornavamo in Hotel a volte
continuavamo a suonare ancora per ore.
Poi c’è Joe Diorio, anche lui incredibile, è un chitarrista unico. Con
Jimmy Bruno e Jack Wilkins siamo legati anche dal fatto che siamo
endorsers delle chitarre Benedetto e difatti suoneremo ancora in
occasione di alcuni concerti dei Benedetto Players hai quali si
aggiungeranno Howard Alden (il celebre chitarrista che ha suonato su
tutta la colonna sonora del film “Accordi & Disaccordi” di Woody Allen)
, Bucky Pizzarelli e Frank Vignola.
Gene Bertoncini è un chitarrista jazz che usa quasi esclusivamente la
chitarra classica come primo strumento ed è uno chitarrista formidabile,
raffinato e con una cultura enciclopedica.
Dominique Di Piazza è il mio bassista preferito, l’ho sentito per la
prima volta nel cd di John McLaughlin “Que Alegria” e rimasi molto
colpito sia dal suo modo di accompagnare che dal suo modo di
fraseggiare. Un grande bassista ed una grande persona ricca di valori e
con un amore per la musica che non ha confini.
Difatti per il mio ultimo cd quando ho dovuto scegliere il bassista il
suo nome il primo che ho avuto in mente.
Puoi parlarci un po’ del tuo endorsement delle
chitarre Benedetto?
Io e Bob Benedetto ci conosciamo ormai da quasi 10 anni. A Los Angeles
studiavo con un grande chitarrista di nome Ron Escheté che tra l’altro
era un endorser Benedetto ed usava la sette corde.
Ricordo la prima volta che vidi quella chitarra rimasi folgorato oltre
che dalla sua bellezza, unica nel suo genere, ma anche dal suo suono
limpido e cristallino.
Poi siamo venuti in contatto tramite amici musicisti americani in
comune. Ricordo che un giorno mi regalò il suo libro dove c’erano le
foto delle sue chitarre e rimasi anche allora letteralmente colpito
dalla bellezza delle sue chitarre archtop. Un vero genio, difatti
costruisce anche violini e violoncelli; Stephané Grappelli era un suo
endorser. Randal Kramer direttore dello Smithsonian Institution lo ha
definito come il nuovo Stradivari e concordo pienamente con lui.
Negli anni novanta ha venduto la licenza di alcuni suoi modelli alla
Fender e cosi la sua produzione personale era solo limitata ai soli
artisti che avessero con lui un contratto di endorsment.
Poi un giorno parlando on me mi chiese che tipo di chitarra archtop mi
piaceva e dopo qualche anno sono diventato un suo endorser, difatti ha
costruito per me un modello custom: Benedetto “Cremona” Custom,
interamente scolpita a mano e con legni pregiatissimi.
Un vero sogno divenuto realtà, la chitarra oltre ad essere bellissima ha
anche un suono corposo e ricco. Un vero gioiello.
Difatti quando me la portò a Milano e me la consegnò personalmente, quel
momento fu uno dei più belli della mia vita.
Usi anche altri strumenti?
Certo, sono tra l’altro un endorser delle chitarre classiche Buscarini,
costruite dal bravissimo liutaio che vive in Osimo, vicino Ancona.
Mi ha costruito delle classiche meravigliose con un manico comodissimo
ed un suono inconfondibile.
Fra qualche mese uscirà un modello che ha fatto a mio nome e che abbiamo
disegnato insieme.
E tra l’altro molto bravo anche nel fare le chitarre archtop, difatti
prima delle Benedetto usavo le sue.
Penso senza alcun dubbio che in Europa sia uno dei migliori, difatti è
stato anche scelto da Vic Juris che adesso è un suo endorser.
Poi uso gli amplificatori Fender e le corde La Bella che trovo
insostituibili.
Sei tra l’altro anche uno stimatissimo didatta,
come fai a conciliare tutte queste cose? Puoi parlarci anche dell’European
Musicians Institute, so che è visitata regolarmente da artisti del
calibro di Tuck Andress, Joe Diorio, Scott Henderson, Gary Willis,
Bireli Lagrene e tantissimi altri ancora.
Di certo non è sempre facile ma l’amore per la musica mi aiuta a farle
con passione. L’insegnamento per me è importante quanto il suonare.
Adoro insegnare e vedere i miei studenti diventare in molti casi dei
bravi professionisti che pian piano si inseriscono nel mondo della
musica.
Specialmente durante le master class, presso l’EMI di Pescara dove
insegno, vedo i miei studenti che suonano con grandi musicisti e molti
di loro lo fanno con grande personalità, ricevendo ottimi consensi;
questo mi rende orgoglioso di loro e di tutto il lavoro svolto.
Avere tanti grandi musicisti con cui confrontarsi è una grande ricchezza
culturale, difatti Dominique Di Piazza dopo una sua master class rimase
colpito dal livello degli studenti tanto da chiedermi di entrare a far
parte del corpo docenti.
Con gli studenti cerchiamo di studiare insieme e con metodo i diversi
stili di musica e le diverse tecniche fra cui l’improvvisazione, il
sonare solo chitarra o chord melody, l’intervallistica creativa e
soprattutto il modo di cercare una propria voce sullo strumento.
Con l’European Musicians Institute ho un po’ voluto realizzare l’altro
mio sogno cioè quello di creare una struttura vocazionale per musicisti
che intendano diventare dei professionisti nel campo musicale, sia che
poi nella vita lo facciano per puro svago o che lo facciano per viverci,
la didattica è sempre mirata a tirare fuori da loro il meglio.
Cosa ti senti di consigliare ad un chitarrista
che voglia intraprendere la carriera del Jazz?
Ascoltare molta musica e non solo jazz. A volte si tende a chiudersi in
un solo genere ma invece è proprio ascoltando altri generi che vi si
trovano strade nuove ed originali.
John McLaughlin, John Scofield, Vic Juris, George Benson o Joe Diorio ,
solo per citarne alcuni, hanno in comune il fatto che hanno attinto
oltre che dal jazz anche da altri generi musicali e di lì ne è nata una
nuova via che lì ha portati ad essere degli innovatori nel proprio
genere.
Un’altra cosa importante è trovare insegnanti con un metodo valido in
modo da rendere lo studio concreto e soprattutto sviluppare un proprio
linguaggio.
La didattica jazz è nata praticamente da poco più di un cinquantennio
perciò trovare persone competenti nel campo non è molto facile.
Certo ci sono dei bravi musicisti ma per me il bravo insegnante, oltre
ad essere un bravo musicista deve avere la capacità di trasmettere e
dare al suo allievo un sistema ordinato di modo che esso sia cosciente
di ciò che suona e di perché lo suona. Deve inoltre rispettare le
singole personalità, in quanto ognuno di noi ha un diverso grado di
sensibilità musicale ed inoltre deve dare la possibilità allo studente
di conoscere i vari approcci allo strumento, insomma una visione
professionale e concreta e non virtuale in quanto il compito di un
musicista, qualsiasi sia il suo strumento, è quello di creare buona
musica.
Poi da non trascurare affatto il fatto che bisogna essere dei buoni
manager di se stessi e non dare mai per scontato che in futuro esisterà
chi penserà e si occuperà di noi in tutto.
Capito questo ci sono già a mio modesto avviso i buoni presupposti per
diventare dei professionisti.
Un’altra cosa importante e farsi conoscere suonando il più possibile con
musicisti preparati ed in grado di dare consigli dai quali attingere
saggiamente.
E’ appena uscito il tuo album “Seven Steps To
Heaven” registrato con il quartetto composto da Te, Vic Juris, Dominique
Di Piazza e Pietro Iodice, la cosa che più mi ha stupito di questo nuovo
lavoro è la versatilità di tutto il gruppo, ci sono elementi di be-bop,
latin- jazz, funky, flamenco, jazz-rock miscelati ad un gran senso
melodico/ritmico. Anche la registrazione è davvero eccellente.
L’album è stato prodotto dalla Wide Sound Records, un’etichetta italiana
specializzata in musica jazz e molto ben curata devo dire che dispone di
uno studio di registrazione all’avanguardia e di un ingegnere del suono
fantastico Domenico Di Gregorio (che tra l’altro è anche il proprietario
dell’etichetta) e di un cast professionale altamente qualificato.
L’etichetta cura tutto nei minimi particolari dal suono alla grafica in
collaborazione con l’artista.
Tornando ai musicisti invece penso che il segreto sia nelle esperienze
di ognuno di noi, il fatto di aver suonato in passato diversi generi e
con diverse formazioni è un patrimonio musicale singolare.
Vic Juris suona con Dave Liebman (ex Miles Davis) da oltre 11 anni oltre
ad essere un session man jazz molto ricercato e come del resto anche me
ha suonato un po’ di tutto dal django style al be-bop fino al jazz
contemporaneo.
Dominique Di Piazza è stato con John McLaughlin, Bireli Lagrene, Gil
Evans (oltre ad grandi altri artisti) ed ha suonato di tutto
musicalmente; stessa cosa si vale per Pietro Iodice, un bravissimo
batterista che suona dalla big band al trio con classe ed una
versatilità notevole.
Con Vic Juris oramai mi conosco da molti anni abbiamo registrato nel
2003 l’album “Journey” per l’etichetta tedesca Jardis Records e con lui
c’è stato subito un bel feel che si è consolidato anche nel tour che
abbiamo fatto assieme.
Abbiamo gli stessi gusti musicali. Lo stesso si può dire per Di Piazza
anche con lui mi trovo benissimo. Oltre a lavorare insieme siamo anche
buoni amici nella vita e non è poco.
Progetti per il tuo futuro?
Ne ho davvero molti, fra quelli più imminenti ci sono alcuni concerti
che terrò in estate in Inghilterra e negli Stati Uniti dove suonerò con
Joe Diorio, Jack Wilkins e Vic Juris e terrò alcune master class. Mi
fermerò per un po’ di tempo a New York per diversi concerti. Poi dovrei
tornare presto ad Oslo in Norvegia, dove insegno periodicamente jazz
nell’Università Reale. Ho inoltre un progetto che intendo realizzare al
più presto e sarà un album di musica jazz-funky oriented nel quale
suoneranno Dominique Di Piazza, Dino D’Autorio, Dennis Chambers e Pino
Iodice. Comunque sul mio sito www.continenza.com , che vi invito
gentilmente a visitare, troverete tutte le informazione e le news.
Inoltre anche il mio tour di promozione al nuovo album con Juris, Di
Piazza e Iodice oltre la registrazione di un nuovo album ed alcuni
concerti con i Benedetto Players.
Sto scrivendo anche un libro su cui lavoro da anni e spero di finirlo al
più presto e di pubblicarlo finalmente.
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