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Intervista Guitar Club

   
   
Joe Diorio & Giuseppe Continenza

di Luca Antinori

Guitar Club - Dicembre 1999

L'incontro fra due generazioni è sempre una buona occasione per creare emozioni e momenti di musica intensi. Assistere ad un concerto jazz e vedere un pubblico attento, incollato per un paio d'ore alle sedie, in silenzio quasi religioso, non è cosa frequente. Ma talvolta la scintilla e la magia vengono fuori. E' ciò che è accaduto allo show di Joe Diorio e Giuseppe Continenza, in occasione di Jazz Guitar Series, la rassegna pescarese dedicata alla chitarra jazz che chiama a sé taluni dei chitarristi più celebri a livello internazionale.


Considerato una leggenda vivente della chitarra jazz, Joe Diorio è pure un innovatore dello strumento, maestro indiscusso, dotato di grande creatività. Il miglior modo per descrivere la musica di Joe è quello di acquistare un suo album, chiudersi in camera, e viaggiare con le sue note. Accanto ai capiscuola del genere ormai scomparsi, vedi Joe Pass, George Van Eps, Tal Farlow, Wes Montgomery, Diorio si inserisce di diritto in quella rosa di artisti che alla musica hanno saputo offrire un contributo storico/culturale di spessore. Maestro riconosciuto del globo per la sua prolifica attività discografica, è pure uno dei padri della didattica del jazz, un musicista che annovera nel suo carnet volumi didattici studiati nel mondo, nonchè chitarristi divenuti celebri a livello internazionale.

Impegnato nelle numerose performances con Stan Getz, Sonny Stitt, Horance Silver, Eddie Harris, Mick Goodrick, Freddie Hubbard, Jimm Hall, Robben Ford, tanto per fare qualche nome, tra i suoi estimatori figurano Pat Metheny, John Scofield, Mike Stern... e l'elenco potrebbe continuare. Infine una curiosità: Diorio è pure un apprezzato pittore: un uomo che molti definiscono artista globale.

Dal canto suo Giuseppe Continenza, giovane chitarrista jazz già molto apprezzato dai big del jazz internazionale, mostra tutto il suo background fatto di collaborazioni e concerti al fianco di Joe Diorio, Paul Bollenback, John Stowell, Bireli Lagrene, Jeff Richman, Jamie Findlay, Roy Patterson, Gary Willis ed altri ancora. La prima volta che vidi Continenza, rimasi colpito dal suo virtuosismo, senso del ritmo, raffinatissima tecnica e senso melodico non comune che stupisce esperti e profani. Nato a torino, comincia a suonare la chitarra a setta anni quando, poco più che adolescente e con diversi anni di studio della chitarra classica e del jazz, decide di trasferirsi ad Hollywood (California) conseguendo a pieni voti il diploma presso Musicians Institute e studiando privatamente con Joe Diorio, Ron Echeté, Don Mock, Scott Henderson, ted Greene, Howard Roberts, Pat Martino, Robben Ford, Steve Trovato, Gary Willis, Jeff Berlin. Al suo rientro in Italia fonda l'European Musicians Institute (E.M.I.) a Pescara, considerato, al dire dei molti musicisti, un ottimo didatta (un guitar guru, per dirla all'americana) che ha tenuto concerti e master class in Italia e all'estero.

Vederti in concerto, Joe, è un'sperienza incredibile: riesci a creare continue nuove emozioni, battuta dopo battuta. A cosa è dovuta tutta questa creatività?

Diorio: Creare musica è una delle cose più complesse ed è necessario imparare un linguaggio proprio e soprattutto sapere come esprimersi. Sono davvero molteplici gli ingredienti per creare del buon jazz. Per prima cosa, vorrei sottolineare che occorre molto tempo per imparare un linguaggio così complesso e soprattutto per farlo proprio. bisogna conoscere l'armonia, gli accordi, le scale, gli arpeggi, gli intervalli e così via per poi, una volta assimilato il tutto, procedere sul binario più importante: la creazione della propria musica. Come dico sempre, la creatività ha alla base la conoscenza. E' come se una persona volesse esprimersi in francese senza conoscere la lingua, la sua discorsività sarebbe ostacolata, dunque tornando alla musica la conoscenza del linguaggio è fondamentale. Vedi, io suono la chitarra da più di mezzo secolo, perciò nella miamusica è riflessa tutta l'esperienza maturata nel corso degli anni.

Sei definito uno dei musicisti jazz più innovativi del secolo: cosa si prova ad essere in una posizione così importante?

Diorio: Di certo mi fa molto piacere che il mio lavoro venga apprezzato e stimoli tanti altri musicisti. Non posso negarlo, anche se per me la musica è la vera cosa che anche mi ripaga di tutta una vita dedicata ad essa con amore e sacrifici, alla ricerca di soluzioni nuove armoniche, intervalli, scale, sonorità inusuali...

Come è avvenuto l'incontro con Giuseppe Continenza?

Diorio: Io e Giuseppe ci conosciamo da molti anni essendo stato mio studente a Los Angeles. E' un amico e un chitarrista molto bravo: ogni volta che suono con lui, sento che suona con tutta la sua anima. Sono stato invitato a partecipare in un duo con lui allo scorso Jazz Guitar Series, ed è stato un concerto molto coinvolgente, con un pubblico fra i migliori che mi sia mai capitato di avere. Mi fa piacere che il jazz in Italia sia molto amato.

Come ci si sente, così giovane, a dividere il palco con jazzisti di fama internazionale quali Diorio, Bollenback, Stowell? Come sono nate queste collaborazioni?

Continenza: Sono state esperienze incredibili da cui ho imparato moltissimo. Io adoro i musicisti che hai citato: Joe Diorio per me è una persona straordinaria ed un musicista unico: io lo chiamo The Bishop, cioè il vescovo (del jazz), suonare con lui è ogni volta emozionante. E, soprattutto, è un vero caposcuola: per me è come Charlie Parker o John Coltrane. Ha rivoluzionato il linguaggio del jazz dandogli un perfetto bilanciamento fra classico e moderno. Paul Bollenback è un altro chitarrista che amo, suona con il geniale organista (Hammond) Joey De Francesco da quasi dieci anni e quando suoniamo insieme c'è un'intesa perfetta e, come ci dicono in molti, sembra che ci conosciamo da una vita. Un altro chitarrista a mio avviso totalmente innovativo è John Stowell: a sentirlo suonare sembra di saltare cinquant'anni in avanti nel tempo. Anche con lui ho un rapporto bellissimo e suonare insieme è sempre divertente ed imprevedibile. Lo vedo un pò come l?Holdsworth del jazz. Poi ce ne sono tanti altri con cui suono e con ognuno si crea un rapporto speciale. Gary Willis è un altro musicista che mi ha influenzato molto, ha un groove incredibile e poi riesce ad improvvisare col basso in maniera unica. E' il mio bassista preferito e spero di lavorare con lui il più spesso possibile. Parlando qualche mese fa di lui con Bireli Lagrene, mi ha confermato di essere anch'egli un ammiratore di Gary, definendolo il Pastorius del 2000.

Nel concerto con Diorio è venuto fuori, soprattutto, un grande interplaying: quasi sembrava di ascoltare dei musicisti classici che suonavano jazz.

Continenza: ti ringrazio per l'apprezzamento anche perchè il jazz lo intendo come un'evoluzione della musica classica. E poi la musica è musica e non esistono barriere, ogni musicista deve apprendere e attingere dalla fonte che ritiene stimolante per la propria creatività. Ad esempio a me piacciono moltissimo Bach, Beethoven, Chopin, Stravinski, come Charlie Parker, Dizzy Gillespie, John Coltrane. Bach era un vero e proprio maestro del contrappunto e molti jazzisti sono stati influenzati da lui.

Sei anche un insegnante quotato: qual è il tuo approccio con l'insegamento?

Continenza: Per ciò che mi riguarda l'insegnamento fa parte della mia musica quanto il suonare e la musica è parte integrante della vita. E' un dono che Dio ci ha fatto e come tale bisogna condividerlo con gli altri, nel senso che bisogna con amore e pazienza; bisogna cercare di fornire agli studenti un approccio realistico, in modo da prepararli il più possibile a diventare dei musicisti professionisti e soprattutto bisogna insegnare loro ad avere uno stile personale e non essere fotocopie di altri musicisti. Dunque, determinante diventa l'ascolto di più musica possibile : dal blues al country, dal jazz alla classica,dal funcky, R&B e così via, a mio modesto parere, lo studente potrà integrare nella sua musica gli elementi che contribuiranno a formargli uno stile. Poi ovviamente è importante avere un insegnamento formale cioè studiare armonia, lettura,composizione, improvvisazione, ear training, ecc. Infine c'è il fatto che bisogna studiare con chi è meglio di noi, in questo modo s'impara moltissimo e soprattutto si comincia a creare un repertorio musicale perché gli esercizi, la tecnica sono importanti ma quello che il pubblico gradisce è la buona musica e non gli esercizi. Difatti Joe mi raccontava che Wes Montgomery diceva sempre che non avrebbe studiato qualcosa che poi non gli fosse servita la sera dei concerti e questa sua filosofia musicale è stata per me di grande aiuto. Con i miei studenti cerco di lavorare sia sulla preparazione formale che su quella pratica insegnando come crearsi un repertorio personale ,come comporre, come improvvisare conoscendo bene la tastiera e soprattutto l'armonia con gli accordi, come sviluppare gli accordi con un metodo personale basato su un approccio tecnico ed armonico al tempo stesso; inoltre inoltre affrontiamo lo studio di varie composizioni molto difficili di Paganini e Bach in modo da rendere la tecnica fluida e al tempo stesso musicale e studiamo anche, oltre al jazz, svariati altri generi quali il blues, country, il funky, la bassa-nova,ecc., e soprattutto suoniamo anche molto insieme. Poi la caratteristica di questa scuola è che raggiunto un certo livello gli studenti hanno la possibilità di suonare nelle Master Class con i musicisti migliori del mondo, dimostrando realmente la loro effettiva preparazione musicale e al tempo stesso superando emozioni e paure.

Quali sono i musicisti che più ti hanno influenzato e come hai sviluppato una tecnica così impeccabile?

Continenza: Ho trascritto soli di centinaia dei miei musicisti preferiti ed è impossibile citarli tutti, la lista sarebbe molto lunga, comunque fra i chitarristi, oltre ai suddetti, citerei George Benson, Jimmy Raey, Pat Martino, Tal Farlow, George Van Eps, Barney Kessel, Gene Bertoncini, Chuch Wayne, Allan Holdsworth, Don Mock, e tantissimi altri anche di generi diversi quali Scott Enderson, Albert Collins, Jeff Beck, Albert King, Albert Lee, ecc. Ricordo anche che avevo sedici anni quando vidi il concerto di Tal Farlow. Vedere un uomo sorridente ed umile suonare con tanta tecnica ed una musicalità incredibile mi diede un ulteriore stimolo a studiare la chitarra. Difatti quella sera tornai a casa e suonai fino alle tre del mattino seguente. Potrei parlare anche di altri musicisti : Wayne Shorter, Chic Corea, Charlie Parker, Art Tatum, Bill Evans, Horace Silver, Antonio Carlos Jobime non finirei neppure qui. Per quanto riguarda la tecnica, ho cercato per prima di svilupparla in funzione della musica e non viceversa. Ho studiato la chitarra per molte ore al giorno, a volte arrivavo persino a otto ore di studio. Il mio principale segreto sta che ho studiato in modo costante e che poi ho sempre cercato di applicare la tecnica a studi pratici quali una progressione di accordi, degli standards, una composizione di Bach e via dicendo. Ho cercato sempre di imparare in diversi modi staccato, legato, staccato e legato insieme e poi sono sempre stato un fanatico della creatività che mi ha portato tra l'altro allo studio di svariati generi musicali quali il blues, il funky, il rock oltre al meraviglioso jazz.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Continenza: Ho varie cose su cui sto lavorando in questo momento, un mio progetto in trio, vari concerti, festival (in Italia e all' estero) ed eventuali registrazioni con Paul Bollenback, Jhon Stowell, Bireli Lagrene, Jack Wilkins, Gene Bertoncini, Mark Elf, Gary Willis e Royce Campbell. Sto scrivendo inoltre un libro, ci lavoro da molto tempo ed è per l'appunto un metodo di chitarra jazz e dovrei pubblicare, appena possibile, anche una serie di video didattici. Ho avuto varie proposte, staremo a vedere.

Che strumenti usi principalmente?

Continenza: Ho una meravigliosa Gibson ES 175 che tra l'altro ha un suono fantastico e una Gibson Les Paul 25/50 che ha un suono adorabile, direi unico nel suo genere, una chitarra acustica made da Roland. Ho un grandissimo liutaio americano. Tra l'altro questa chitarra è appartenuta Robben Ford con la quale ha suonato per molti anni. Uso anche delle chitarre Buscarini che trovo splendide, hanno un suono inconfondibile; mi piacciono anche molto le chitarre Cordova Costruite da un geniale liutaio di Gubbio. Poi ho altre diverse chitarre; per quanto riguarda le chitarre uso La Bella di cui tra l'atro sono un endorser. Per amplificarmi uso prevalentemente una Fender Twin o una Fender Princton Chorus a seconda delle situazioni. Mentre come effetti a volte uso l' SE 70 della Boss che trovo splendido.

Suonare in duo è una dimensione che gradisci?

Diorio: Suonare in duo con un altro chitarrista è una dimensione bellissima in quanto ci si esprime con uno stesso strumento in due modi differenti. Anche il trio e il quartetto sono dimensioni altrettanto interessanti ma il duo è più intimo, diciamo piccola orchestra da camera jazz.

Che consiglio puoi dare ad un giovane chitarrista riguardo allo studio dell'improvvisazione e della tecnica?

Diorio: Io penso che quando si studia bisogna prefiggersi degli obiettivi, cioè si può studiare anche per molte ore al giorno ma in maniera errata. Si tende poi a suonare veloci senza conoscere ciò che si fa ed è a mio avviso sbagliato in quanto bisogna assimilare ciò che si suona lentamente, specialmente all'inizio, di modo che l'orecchio riesce ad assorbire la musica. Poi direi che bisogna suonare in modo melodico cercando di girare intorno all'armonia, arricchendola e sviluppandola. Certo la tecnica è importante ma si deve procedere per gradi. Ad esempio nel caso mio ho cominciando imparandogli accordi di tutti i tipi in varie posizioni della tastiera con diverse diteggiature ed estensioni per poi ricavarne le scale e gli arpeggi relativi. Questo è il mio metodo che tra l'altro ha prolificamente contribuito a creare il mio stile.

Quando ti riavremo in Italia?

Diorio: Spero di tornare in questo splendido paese al più presto, sai anch'io sono di origine italiana, e poi la mia casa discografica è proprio in questo paese.

Come vedi la scena della musica jazz in Italia?

Continenza: Molto migliorata; soprattutto è migliorato il livello musicale generale e comincia ad esserci molto interesse per il jazz da parte dei giovani che sono attratti dalla cultura e dalla creatività. Lo dimostrano i numerosi festival jazz presenti in modo capillare su tutto il territorio italiano e che tra l'altro diventano sempre più numerosi di anno in anno.

Joe, che progetti hai per il futuro?

Diorio: Ho vari concerti negli States e appena possibile registrerò il mio nuovo album. Poi amo anche dipingere e spero di avere tempo a sufficienza per dipingere altri quadri. Come vedi mi tengo abbastanza impegnato.
 

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